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Perché la volgarità è dilagante? PDF Stampa E-mail
La pronunzia rappresenta una svolta nei confronti dei precedenti orientamenti in tema di offesa all’onore e quindi di ingiuria. In precedenza infatti la Cassazione aveva sempre affermato che dovesse farsi riferimento al valore socialmente diffuso delle espressioni usate, distinguendo fra quelle cariche di offensività e quelle ormai disinnescate. Esse cioè vanno valutate in base al significato che vengono oggettivamente ad assumere (Cassazione, sez. V, 19-XII-2001). Insomma "il fatto che un’espressione ricorra frequentemente nel linguaggio del volgo non vale a privarla del suo contenuto oltraggioso" (Cassazione, sez. VI, 20-XII-1983, n°2044).
Non vi è dubbio che il richiamo ai "coglioni", per il suo duplice riferimento alla sfera intima sessuale e alla stupidità, è carica di offensività in qualunque contesto, che non sia quello scherzoso. Nel nostro caso, la Cassazione ha rovesciato il ragionamento: la volgarità è dovunque; essa rappresenta il nostro pane quotidiano; se tutti sono volgari nessuno lo è; la coscienza sociale tollera ormai il dilagare del turpiloquio e della volgarità, diffusa anche dalla televisone (dove non c’è film in cui non si odano espressioni come vaffanculo, stronzo, ecc.); "non rompermi i coglioni" equivale a "non scocciarmi"; il vocabolario in uso tra i giovani è pieno di parole pesanti o sconce, e quindi, nel contesto, la frase in questione non può considerarsi offensiva.
Alla Cassazione è sfuggito che numerose sono le espressioni per manifestare insofferenza (per esempio: non seccarmi, fatti i fatti tuoi, ecc.) e che l’aver scelto la più spregiativa (non rompermi i coglioni) significa che si tiene a vile l’interlocutore, che lo si disprezza. Non è dunque giuridicamente indifferente aver utilizzato una frase sconcia e sprezzante, che denota la consapevole volontà di offendere. E’ vero che l’espressione va sempre contestualizzata, ma ciò è compito del giudice di merito, che infatti aveva condannato.
La sentenza assolutoria della Cassazione opera un ulteriore passo verso il turpiloquio, rompe l’ultimo argine che ci difendeva (si fa per dire) dalla volgarità dilagante, e favorisce l’inquinamento verbale del linguaggio.

OSPITI:
Sabato Catapano: Pittore
Lucia De Cristofaro: Direttrice della rivista Albatros
Giovanni Falci: Avvocato
Sabato Vecchio: Sindaco di Prignano Cilento

Ospiti fissi
Lello Murtas: Avvocato
Enzo Guariglia: Cabarettista

 

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