

| Il Natale: tradizione, consumismo o religione? |
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In televisione gli spot sembrano letteralmente impazziti, tutti vogliono proporci acquisti natalizi dalle svariate caratteristiche; i tanti centri commerciali sfornano volantini con le migliori offerte per invogliare quanta più gente possibile ad accorrere in massa, Insomma quello che dovrebbe essere considerato il periodo più importante dell’anno, in termini religiosi, si è trasformato, da alcuni anni a questa parte, in un vero e proprio business del Natale. Si arriva, addirittura, a parlare di stime superioni al miliardo di euro che in Italia si spenderà per fare i famosissimi regali di Natale per amici e parenti, senza contare, ovviamente, i soldi che gli italiani spenderanno per il cosiddetto cenone e pranzo di Natale nonostante un palese periodo di crisi. Ciò inevitabilmente porta ad un circolo vizioso senza via d’uscita. È inevitabile, quindi, parlare di un vero e proprio business che in questo periodo dell’anno, in particolare, porta ad un consumismo di massa che riesce a coinvolgere proprio tutti. Questo consumismo di massa, a sua volta, porta a mettere in secondo piano il vero significato del Natale. Basti pensare a come, con gli anni, si siano perse, in molte realtà, tradizioni che da sempre portano il simbolo vero del Natale, come per esempio l’uso di “fare” il presepe, in quanto si preferisce fare solo il famosissimo albero di Natale, a discapito di quest’ultimo. Il fatto più sorprendente riguarda i bambini che mentre una volta credevano nella figura del caro vecchio Babbo Natale o delle brutta e buffa Befana, i quali sceglievano i destinatari dei loro doni in base alle buone e alle cattive azioni; adesso, invece, la maggior parte dei più piccoli sa benissimo che entrambi sono solo una finzione utilizzata dai genitori per far si che non facciano i capricci.
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